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Esdebitazione · Sovraindebitamento
Si chiama esdebitazione: è la liberazione dai debiti rimasti non pagati al termine di una procedura di sovraindebitamento. Non è un condono e non è automatica, ma è un diritto per chi ha i requisiti.
Aggiornata al 14/10/2026
L'esdebitazione è il provvedimento con cui i debiti che non è stato possibile pagare, dopo una procedura prevista dal Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza, non possono più essere chiesti. I creditori non possono più agire nei confronti del debitore per quella parte.
È lo strumento che consente a chi è finito in una spirale di debiti di chiudere i conti con il passato e ricominciare, invece di restare "debitore a vita".
Le procedure da sovraindebitamento sono pensate per chi non può accedere al fallimento (oggi liquidazione giudiziale): consumatori e famiglie, professionisti, lavoratori autonomi, piccoli imprenditori sotto le soglie di legge, imprenditori agricoli, ex imprenditori, soci di società di persone per i debiti personali.
Serve essere in una situazione di sovraindebitamento, cioè non riuscire più a far fronte regolarmente ai propri debiti con il proprio reddito e patrimonio, e non averla causata con frode o con colpa grave.
Possono rientrare i debiti verso banche e finanziarie, carte revolving, cessioni del quinto, fornitori, Agenzia delle Entrate, Agenzia della Riscossione, INPS ed enti locali, garanzie (fideiussioni) prestate per altri.
Restano invece esclusi, per legge, gli obblighi di mantenimento e alimentari, i risarcimenti dei danni da fatto illecito extracontrattuale e le sanzioni penali e amministrative pecuniarie che non siano accessorie a debiti estinti.
Le procedure passano attraverso un Organismo di Composizione della Crisi (OCC), che nomina un gestore della crisi: verifica la documentazione, redige la relazione per il giudice e segue la procedura. Il primo lavoro è ricostruire con precisione debiti, redditi, spese della famiglia e beni.
Riferimenti: artt. 65-83, 268-283 del Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza (D.Lgs. 14/2019 e successive modifiche).
Domande frequenti
Sì, anche i debiti tributari e contributivi possono essere oggetto di esdebitazione, salvo le eccezioni previste dalla legge, come le sanzioni penali e le sanzioni amministrative non accessorie a debiti estinti.
Dipende dalla procedura. Con la ristrutturazione dei debiti del consumatore è possibile, alle condizioni di legge, conservare la casa continuando a pagare il mutuo. Nella liquidazione controllata, invece, i beni vengono di norma messi a disposizione dei creditori.
I tempi dipendono dalla procedura e dal tribunale. Per la liquidazione controllata la legge prevede che la persona fisica possa ottenere l'esdebitazione decorsi tre anni dall'apertura, se ne ricorrono le condizioni.
Sì: per chi non può offrire nulla ai creditori esiste l'esdebitazione dell'incapiente, concessa una sola volta nella vita alla persona meritevole. Se nei quattro anni successivi arrivano utilità rilevanti, la legge prevede un obbligo di pagamento parziale.
Le procedure sono pubbliche e le banche dati creditizie seguono le proprie regole di conservazione. Una procedura chiusa, però, permette di ripartire senza un debito che non si sarebbe mai riusciti a estinguere.
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